Il nostro mondo: progetto o caso?

DI MASSIMO MOLLICA

È possibile riconoscere se qualcosa è frutto di un progetto? Se passando sotto un arancio trovassimo 20 arance sparse per terra intorno all’albero, concluderemmo che le arance sono cadute in modo casuale o naturalmente. La posizione casuale delle arance potrebbe essere dovuta al forte vento. Però, se trovassimo tutte le arance per terra ordinate in cinque file di quattro arance ciascuna, distanti 25 cm fra loro, diremmo che la loro posizione ordinata è dovuta a qualcuno che ha distribuito la frutta per terra in modo preciso. Implica cioè che qualcuno abbia progettato questa configurazione.

Esistono dei criteri per mezzo dei quali possiamo determinare se qualcosa è stato progettato o se invece è accaduto in modo naturale (come le arance sparse)? Ogni cosa che è stata progettata dimostra una o più delle seguenti evidenze e queste si possono usare come criteri di base per rispondere.

  1. L'insieme di più parti o componenti funziona per/ha uno scopo specifico;

  2. Le parti sono allineate e combaciano perfettamente;

  3. Ogni parte ha una misura e una forma precisa;

  4. Ogni parte svolge la propria funzione in accordo con le altre e nei tempi giusti;

Facciamo un esempio. Una bicicletta è un sistema semplice che dimostra l'esistenza di un progetto. È formata da diverse parti, la sua struttura ha la forma appropriata per distribuire il peso del ciclista, le corone hanno la misura giusta e combaciano perfettamente con gli spazi nella catena, questa ha la giusta lunghezza per coprire la distanza tra i pedali e la ruota. Quando tante parti sono sistemate in un modo preciso per svolgere una certa funzione, allora abbiamo un sistema che dimostra l’evidenza di un progetto, come nel caso della bicicletta.

Più una cosa è complessa e ordinata, più è indicativa di una progettualità intenzionale. Spesso una cosa può avere diversi sistemi che interagiscono fra loro, come per esempio un’automobile. Questa ha un sistema di combustione (il motore e il catalizzatore), un sistema frenante, un sistema elettronico e un impianto meccanico (gli ingranaggi, gli assi e le ruote). Questi molteplici sistemi devono funzionare insieme e devono interfacciarsi fra loro in modo preciso e con i tempi giusti.

Il mondo intorno a noi è pieno di creature e organismi complessi. L’universo è pieno di meraviglie come supernove, pianeti e galassie innumerevoli e distanti. È utile applicare questi stessi criteri al mondo intorno a noi per vedere se ci diano la prova di un mondo frutto di un progetto o se emerga invece la conferma di un mondo che esiste per motivi casuali, naturali e per processi non pilotati. Vorrei fare degli esempi semplici e comprensibili che evidenzino un progetto inerente all’universo.

IL PROGETTO E IL REGNO ANIMALE

Con i suoi circa 6 metri di altezza, la giraffa si distingue da ogni altro animale. Il suo sistema vascolare deve essere in grado di servire un collo lungo circa 2 m. Con la testa in alto, il cuore della giraffa deve pompare il sangue al cervello contrastando la forza di gravità; le vene e le arterie devono reggere la pressione elevata del sangue in circolazione. Per fare questo la giraffa necessita di un cuore grandissimo che pesa infatti più di 11 kg (il cuore umano pesa circa 300 g). Con un cuore così grande la giraffa potrebbe trovarsi in grande difficoltà quando abbassa la testa per dissetarsi. Quando ha la testa in basso, il sangue pompato dal cuore e aiutato dalla forza di gravità le arriverebbe al cervello con una pressione sanguigna così elevata da farle esplodere le vene, se non fosse per alcune sue caratteristiche importanti. [Non sarebbe certo una bella fine per la vita della giraffa.] Per mantenere la giusta pressione tra cuore e cervello, è fornita di un sistema intricato e complesso di regolazione della pressione. Le vene e le arterie sono progettate con le pareti rinforzate, ci sono valvole bypass e una rete di vene e capillari (la rete mirabile) tra il collo e il cervello funge da spugna per rallentare il flusso del sangue e per regolarne la pressione quando la giraffa abbassa la testa. È evidente che la giraffa è il risultato di un progetto. Il cuore, le vene, le arterie, le valvole, la rete di capillari sotto il cervello funzionano in all'unisono per mantenere in vita questo animale, come suggerisce criterio 1. La giraffa soddisfa inoltre gli altri tre criteri in quanto tutte le parti concordano in modo ideale, interagendo fra loro nei tempi e nei modi corretti.

IL PROGETTO E L’ASTRONOMIA

La Terra si trova nella zona abitabile del nostro Sistema Solare. Questo vuol dire che la distanza tra la Terra e il Sole è idonea per sostenere la vita. Se la Terra fosse più vicina al Sole, l’acqua evaporerebbe e quindi gli oceani si asciugherebbero. Di conseguenza non potremmo sopravvivere su questo pianeta. D’altronde, se la Terra fosse più distante dal Sole, l’acqua si congelerebbe e le temperature sarebbero troppo rigide per permettere la vita delle piante, degli animali e degli esseri umani.

Inoltre, l'angolo di inclinazione della Terra è idoneo per darci le stagioni, che a loro volta sono necessarie per permettere la vita. Le variazioni tra il freddo dell’inverno e le temperature più calde sono essenziali per la crescita e il raccolto delle colture, dando riposo alla terra per ricostituire i suoi nutrienti.

La Luna è un componente fondamentale, perché la sua forza gravitazionale ha reso e mantiene essenzialmente stabile quest’inclinazione nel corso dei millenni. Per di più, l’attrazione gravitazionale esercitata dalla Luna rende possibile la vita sulla Terra, perché crea le maree oceaniche che insieme alle correnti fanno sì che le acque non stagnino e si puliscano.

La Terra, il Sole, la Luna e le stelle operano insieme per sostenere e facilitare la vita dell’uomo sulla Terra (criterio 1). Sono allineati in un modo preciso (criterio 2) interagiscono nei giusti tempi per svolgere la loro funzione (criterio 4). L’evidenza di un Progetto è chiara.

IL PROGETTO E IL CORPO UMANO

Arriviamo finalmente al corpo umano che è un esempio incredibile di sistema di sistemi, vale a dire tanti sistemi complessi che interagiscono fra loro. Le nostre cellule non esistono in modo indipendente, ma solo insieme formano tessuti che a loro volta formano organi. Questi organi sono collegati fra loro a formare diversi sistemi e apparati. I nostri 11 sistemi primari operano insieme per rendere la nostra vita possibile. Si connettono anatomicamente e interagiscono meccanicamente, chimicamente ed anche elettronicamente rendendoci abili a respirare, crescere, digerire, vedere, muoverci, parlare e quant’altro. I sistemi sono interdipendenti ma senza uno di essi, il nostro corpo non potrebbe restare in vita. Per esempio, l’apparato digerente fornisce i nutrienti al corpo, l’apparato respiratorio lo approvvigiona di ossigeno e l’apparato circolatorio trasporta i nutrienti e l’ossigeno a tutto il corpo. Ogni funzione deve essere presente per sostenere la nostra vita.

Ognuno di questi sistemi è composto da diversi organi che sono fondamentali per la funzione principale del singolo sistema. Non possiamo sopravvivere senza i nostri polmoni e i polmoni non possono gonfiarsi senza la presenza del diaframma. Non possiamo digerire senza l’intestino tenue e la digestione è facilitata dallo stomaco e assistita dalla bile, che a sua volta è prodotta dal fegato e conservata nella cistifellea. Non possiamo neanche dare per scontato che avvenga la circolazione del sangue nei letti capillari [1] che ricoprono questi organi per facilitare l’assorbimento dei nutrienti e dell’ossigeno. La circolazione del sangue dipende dal cuore. Ogni lato del cuore è formato da due cavità, l’atrio e il ventricolo. Entrambe sono necessarie per la circolazione del sangue. Queste insieme rendono il cuore in grado di sviluppare una pressione sanguigna sufficiente per attraversare tutto il corpo. La struttura del cuore, con i suoi due lati separati, è ottimizzata per due circuiti diversi: il lato destro è più piccolo per la circolazione polmonare, più vicina al cuore. Il lato sinistro è più grande per la circolazione sistemica, per raggiungere cioè le estremità del corpo come i piedi e il cervello, senza menzionare gli altri organi e letti capillari.

Quando esaminiamo il corpo umano vediamo una meraviglia di sistemi e di organi diversi che sono organizzati in modo preciso e con le misure giuste, che si interfacciano meccanicamente, chimicamente ed elettronicamente secondo i tempi giusti. Le singole parti hanno la misura e la forma adeguata alla loro funzione e per essere contenute tutte all’interno del corpo. L'insieme opera in accordo per la nostra esistenza. I criteri per riconoscere la progettualità sono tutti quanti soddisfatti.

CONCLUSIONE

Viviamo in un mondo che vanta grandi e importanti prodezze architettoniche e di ingegneria. Dai grattacieli più alti ai microprocessori più capaci, dai sottomarini nucleari agli aerei da caccia “stealth”, dai satelliti per le telecomunicazioni agli smartphone, viviamo in un mondo con sistemi complessi e meravigliosi. È naturale affermare che queste prodezze sono state ideate, progettate e costruite da ingegneri e scienziati, da uomini e donne intelligenti perché dimostrano i criteri di progetto.

L’universo dimostra palesemente di essere un capolavoro di precisione progettuale. La complessità e l’armonia con la quale funziona qualunque forma di vita sulla Terra, vegetale o animale che sia, sono stupefacenti. Il modo in cui ogni singola parte interagisce e collabora con quello che la circonda evidenzia che esiste un progetto globale e universale. È dunque normale concludere che esiste un Progettista saggio e intelligente.

Lungi dall’essere un libro antiquato o disconnesso dalla realtà, la Bibbia afferma esattamente questo, spiegando l’origine del Progetto dell’Universo. Considerando la questione dell’origine di tutto, Geremia 10:12 dice: “Egli [Dio], con la sua potenza, ha fatto la terra; con la sua saggezza ha stabilito fermamente il mondo; con la sua intelligenza ha disteso i cieli”. Il Dio che si rivela nella Bibbia ha creato tutto e impiega parole come “potenza”, “saggezza” e “intelligenza” per descrivere l’opera della propria mano. Per chi vuole vederla, l’impronta del Creatore è palese e innegabile perché essa è percepita nella realtà che ci circonda (Romani 1:20). I criteri di progetto sono soddisfatti dal nostro mondo perché è frutto di un progettista potente, saggio e intelligente.

Che esista un mondo che dimostri i segni di un Progetto non dovrebbe sorprenderci. È proprio quello che dovremmo aspettarci leggendo il primo versetto della parola del Creatore: “Nel principio Dio creò i cieli e la terra” (Genesi 1:1). Nell'impiegare parole come “creare”, “fare”, “produrre”, “formare”, “stabilire” e “intessere” (Genesi 1, Salmo 119:73, Isaia 45:18), la Bibbia dimostra che possiamo fare affidamento sulle sue affermazioni riguardanti l’origine di Tutto. Se il Dio della Bibbia ha veramente creato tutto, noi dovremmo essere in grado di determinare che l’universo è stato progettato, come abbiamo fatto in quest’articolo.

Questo accordo tra la Bibbia e il mondo intorno a noi implica che dobbiamo prestare più attenzione alla Bibbia quando cerchiamo di capire e spiegare l’origine e la storia del nostro mondo e della nostra razza. Se noi, la nostra terra e il nostro universo non derivano soltanto da forze naturali e processi non pilotati, ne deriva una conseguenza importante, liberatoria e pratica per la nostra vita che va anche oltre una ricerca intellettuale, scientifica o storica: tu sei stato, io sono stato, noi siamo stati specificatamente creati da questo Dio saggio e intelligente per un fine particolare.

Ciò dovrebbe farci considerare seriamente il nostro rapporto con il Creatore e farci riflettere profondamente su quali siano le basi della nostra speranza per il futuro.

VERSIONE PDF

[1] Un letto capillare è un fitto intreccio di microvasi che ricoprono gli organi e i tessuti. Le pareti capillari consentono uno scambio bidirezionale di nutrienti e di sostanze di scarto che passano attraverso delle pareti.

L’insidia della tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)

 
 

DI MATTHEW JOHNSTON

La parola tradizione rievoca ricordi di momenti festivi: gli spaghetti allo scoglio di Ferragosto o una passeggiata di Pasquetta. Però, essendo creature abitudinarie, il nostro amore per la tradizione non si limita alle consuetudini familiari bensì s’estende all’ambiente religioso. La questione “tradizione” viene a galla ogni qualvolta ci domandiamo perché facciamo ciò che facciamo per poi rispondere: “abbiamo sempre fatto così.”

I farisei, quegli avversari instancabili del nostro Signore al tempo del suo ministero terreno, erano tradizionalisti per eccellenza. Aderirono scrupolosamente al “la tradizione degli antichi” (Marco 7:3) per arrivare ad essere accettati davanti all’opera di Cristo. Intorpiditi dalla tradizione, anziché meravigliarsi davanti al fatto che “tutti quello che toccavano [Gesù] erano guariti,” (6:56), si preoccupavano della purezza delle mani dei suoi discepoli (7:3-5). Difatti, Gesù riservò le sue parole più severe per questi formalisti: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti...guide cieche...siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia” (Matteo 23:13, 16, 27).

Ma, qual era il problema con il loro genere di tradizione?

TRADIZIONE E RIVELAZIONE

Gesù non lascia che si intreccino minimamente il comandamento di Dio e la tradizione degli uomini (Marco 7:8, 9). Una tradizione è dunque, perlomeno secondo l’ottica biblica, qualsiasi insegnamento non rivelato nella Scrittura, sia prassi sia dottrina. È vero che una tradizione possa presentarsi come un’applicazione legittima della Scrittura. Però, una tradizione continua ad essere utile solo fintantoché si radica nella Scrittura, riconosce l’unicità della sua autorità e rispecchia il suo insegnamento in modo equilibrato. L’insidia della tradizione si manifesta quando si annebbia la netta distinzione tra la tradizione degli uomini e la rivelazione di Dio. Perciò, Gesù riconosce una sola fonte autorevole: la Parola di Dio (vedi ad es. Matteo 4:4; 5:17; Giovanni 10:35).

La tradizione farisaica non si sviluppò da un giorno all’altro e nel primo secolo si accumularono centinaia di regole che componevano “la tradizione degli antichi” (Marco 7:3, 5). La tradizione era ideata come una siepe per salvaguardare la Legge di Mosè (rivelazione). In altre parole, recinsero la Parola di Dio con la tradizione per assicurarsi di non mai violarla. Flavio Giuseppe, il noto storico giudaico del primo secolo, spiegò che “I farisei trasmisero al popolo certe leggi ereditate dai padri le quali non sono scritte nella legge di Mose” (Antichità giudaiche, 13:297). Erano appunto non messe per iscritto e, pertanto, non facevano parte delle Scritture.

Questa tradizione, che girava oralmente nel primo secolo, venne raccolto nella Mishnah all’inizio del terzo secolo. La Mishnah contiene un intero trattato sulle mani (Yadiam). Basta un assaggio per accorgersi della pedanteria dei suoi precetti: Un lavacro rende pure le mani solo se c’è la quantità giusta (1.2), versata dal contenitore giusto (1.4). È vietato versare l’acqua dai lati di una barocca crepata (1.2). Un uomo non può unirsi le mani a forma di coppa per versare acqua sulle mani di un altro uomo (1.2). Le mani diventano impure ogni volta che toccano qualcosa di impuro, ad esempio viveri, vestiti, e vasi (3.1). Infatti, “Tutte le Sacre Scritture rendono le mani impure” (3.5).

Volente o nolente, le aggiunte possono snaturare la cosa a cui vengono aggiunte. Forse ci vuole un’illustrazione culinaria. Quando smette una pizza di essere una pizza margherita? Quanti ingredienti si devono aggiungere prima che non si possa più chiamarla margherita? La siepe farisaica invadeva ciò che doveva proteggere. Le applicazioni umane della Legge divina hanno assorbito la Legge divina, risucchiando l’intenzione dell’Autore originale, soffocando la grazia di Dio e lasciando soltanto un legalismo ipocrita.

Come possiamo intendere la gravità del pericolo della tradizione degli uomini?

IL DANNO DELLA TRADIZIONE DEGLI UOMINI

(1) La tradizione degli uomini maschera la condizione del cuore (Marco 7:6)

Rimproverando i farisei, Gesù riportò le parole del profeta Isaia: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me” (Marco 7:6). La frase di Isaia si trova in un contesto di giudizio contro il guscio vuoto del formalismo in voga all’epoca in Israele. La tradizione degli uomini maschera la vera condizione del cuore perché aderendosi ad essa ci si convince che ci sia pace, mentre pace non c’è. L’esteriorità placa la conoscenza e fa si che ci si senta vicini a Dio, però non si è spinti a confidare in Dio perché non esige nulla se non ciò che si può fare con le proprie risorse. In altre parole, non ci si deve sbarazzare della propria autonomia: si può seguire Dio confidando in sé stessi. La tradizione umana non può attingere al cuore. È il cuore che conta perché esso è il vero io; il nucleo centrale della nostra esistenza. L’esortazione di Salomone tramette la stessa concezione: “Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita” (Proverbi 4:23). Benché lo si consideri spesso il luogo dell’emozione, nell’uso biblico la parola “cuore” abbraccia altresì la mente e la volontà: la mente in quanto si pensa nel cuore e si comprende con il cuore (ad es. Macro 2:6; Matteo 13:3), e la volontà in quanto si desidera nel cuore (ad es. Salmo 36:4; Matteo 6:21) e si crede con il cuore (ad es. Romani 10:9).

Per di più, è il cuore che importa a Dio. “L'uomo guarda all'apparenza, ma il SIGNORE guarda al cuore” (1 Sam. 16:7; cfr. Matteo 22:37). Ciò ci risulta problematico poiché “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente maligno” (Geremia 17:9). Infatti, nel paragrafo seguente (Marco 7:14-23) Gesù spiegherà che non l’esterno può rendere l’uomo impuro agli occhi di Dio perché il suo cuore è già impuro. E la sua impurità, vale a dire la sua peccaminosità, è dovuta alla condizione del suo cuore.

La gente si lascia felicemente intrappolare nella tradizione degli uomini perché, così facendo, non deve affrontare la realtà dell’immondizia che dimora nel suo cuore. Al meglio, la tradizione degli uomini provvede una specie di effetto placebo, ma le Scritture sole può trasformare il cuore (2 Timoteo 3:16-17; Ebrei 4:12).

(2) La tradizione degli uomini vanifica l’adorazione del Signore (Marco 7:7-8)

La tradizione degli uomini distorce il nostro culto. Gesù, citando ancora il profeta Isaia, dice: “invano mi rendono culto” (Marco 7:7). La loro adorazione era vacua e frivola. Poi, la frase successiva spiega la fonte della loro futilità: “insegnando dottrine che sono precetti di uomini” (Marco 7:7). I loro insegnamenti non erano che concezioni umane e opinioni mondane.

Il Signore non accoglie qualsiasi forma di adorazione. Solo Dio stesso può dirci come Dio vuole essere adorato. La tradizione degli umani rischia sempre di produrre presunzione anziché adorazione. La sincerità non può compensare l’insegnamento sbagliato e la dedizione serve a poco se si indirizza verso la meta sbagliata. L’adorazione che Dio riconosce è sempre una risposta sottomessa alla sua autorivelazione. Perciò, Il Signore annuncia: “Ecco su chi io poserò lo sguardo: su colui che è umile, che ha lo spirito afflitto e trema alla mia parola” (Isaia 66:2).

Le aggiunte dei Farisei erodevano l’unicità della rivelazione di Dio, mettendo in discussione la sua efficacia e la sua rilevanza nella forma in cui era stata originariamente elargita. Non potevano veramente onorare Dio perché in fondo pensavano di saper meglio di lui. Non si può innalzare qualcuno e mettere in dubbio la sua capacità di comunicare nello stesso momento: è una contraddizione!

(3) La tradizione degli uomini rimpiazza la Parola di Dio (Marco 7:9-13)

Pur essendo nata per motivi nobili, questa sorta di tradizione finisce per rimpiazzare la rivelazione di Dio. Tali tradizioni tendono a moltiplicarsi e l’esempio invocato da Gesù era soltanto un assaggio di una problematica molto più vasta (vedi v. 13: “Di cose simili ne fate molte”). Moltiplicandosi e man mano mettendo radici nella mente della gente, queste tradizioni offuscano il confine tra tradizione e rivelazione.

Le parole del nostro Salvatore sono sia chiare sia decisive: “Avendo tralasciato il comandamento di Dio, vi attenete alla tradizione degli uomini” (v. 8), “come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione” (v. 9) e “annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata” (v. 13). Insomma, c’è un nesso tra l’abbandonare la Parola divina e l’abbracciare la tradizione umana. Si deve lasciare il comandamento di Dio per poter fare spazio alla tradizione degli uomini.

Se ci si trova a fare la spesa al supermercato e i cestini sono finiti e si è senza moneta per il carrello, si prova a portare il più possibile in braccio. Ma si deve scegliere. I farisei i gli scribi scelsero la tradizione degli uomini e pertanto non c’era spazio per la Parola di Dio. Dovevano rinunciare all’una per avere l’altra.

In fine, Gesù fornisce una prova palese che la loro tradizione aggrediva la Parola invece di proteggerla (Marco 7:11-12). Egli cita il quinto comandamento (Esodo 20:12; Deuteronomio 5:16) e Esodo 21:17 dove la sua serietà viene ribadita. In questo caso la tradizione è degenerata trasformandosi in una scappatoia per fuggire la responsabilità davanti a Dio. Crearono un modo per “donare a Dio,” disubbidendo alla Parola di Dio. Quest’è la logica della tradizione degli uomini: Onoriamo Dio ignorando ciò che ha detto.

Il farisaismo si è estinto? Era un problema che affliggeva soltanto la chiesa antica?

3 RIFLESSIONI FINALI

  1. La legittimità di una tradizione non può essere presunta. L’insegnamento del nostro Signore sulla tradizione non ci autorizza ad abbracciare ciecamente qualsiasi tradizione. Dobbiamo sempre analizzare ogni insegnamento alla luce della sua fedeltà alla Parola di Dio (Atti 17:11). La cosiddetta cattolicità di una tradizione importa solo se si radica nella Parola di Dio. Nel primo secolo quasi tutti i giudei caddero in preda del legalismo dei farisei (Marco 7:3) e i farisei erano portavoce dell’ufficiale entità religiosa. Non si può dare per scontato che una tradizione sia legittima soltanto perché vanta tanti aderenti. Solo la Parola di Dio (rivelazione) è sempre un’autorità legittima.

  2. La soggettività è l’inevitabile prodotto della confusione tra tradizione e rivelazione. A volte i Padri della chiesa si contraddicono. Un papa può essere accusato di eresia da altri papi (Onorio I) e ci furano periodi in cui non si sapeva chi fosse il papa, perché ce ne erano diversi (vedi ad es. il concilio di Costanza). L’unica speranza di oggettività è la sola Scrittura perché non è mescolata e distorta con pensieri umani (2 Pietro 1:20-21). Chiunque può sostenere di essere ispirato dallo Spirito Santo. Però, si conosce lo Spirito della verità perché concorda sempre con i libri scritti dagli apostoli (1 Giovanni 4:6) che erano ispirati dallo Spirito Santo (Giovanni 14:26). Non si può dimostrare che una dottrina o una pratica è d’origine apostolica tranne nella misura in cui ciò può essere confermato dagli scritti apostolici, ossia il Nuovo Testamento.

  3. L’unicità dell’autorità della Parola di Dio deve essere sempre protetta. I protestanti non sono contro i Padri della chiesa e la tradizione che trasmisero (ad es. nel suo capolavoro, Istituzione della religione cristiana, Calvino citò Agostino più di mille volte). La tradizione di per sé è inevitabile. La vera domanda è: “come la trattiamo?” Ci si deve chiedere se le parole di Cristo lascino spazio per una tradizione che si ritiene autorevole quanto la Scrittura (vedi ad. es. Il Concilio di Trento, Sessione IV; Il Concilio Vaticano II, Dei Verbum, 2.10; Il catechismo della chiesa cattolica, 2.2.82).

Che Cristo ci elargisca la grazia di guardarci bene dal lievito della tradizione degli uomini (vedi Marco 8:15), custodendo la distinzione tra rivelazione divina e tradizione umana.

VERSIONE PDF

IL SANGUE PREZIOSO*

Benedetto Signore Gesù,

Davanti alla croce m’inchino e vedo l’atrocità del mio peccato,

la mia iniquità che ti fece diventare maledizione,

la malvagità che suscita la severità dell’ira divina.

          

Mostrami l’enormità della mia colpa tramite

la corona di spine,

le mani e i piedi trafitti,

il corpo livido,

i pianti di morte.

Il tuo sangue è il sangue di Dio incarnato,

il suo valore è infinito, la sua importanza al di là di ogni pensiero.

Infinite devono essere la malvagità e la colpa che esigono tal prezzo.

Peccato è la mia infermità, il mio mostro, il mio nemico, la mia vipera,

nato alla mia nascita,

vivo nella mia vita,

forte nel mio carattere,

dominante sulle mie facoltà,

mi segue come un’ombra,

si interseca con ogni mio pensiero,

la mia catena che mi trattiene prigioniero nell’impero della mia anima.

Peccatore quale sono, perché il sole dovrebbe darmi luce,

L’aria fornirmi respiro,

la terra sopportare i miei passi,

i suoi frutti nutrirmi,

le sue creature servire i miei fini?

Tuttavia, le tue compassioni si accendono per me,

il tuo cuore si affanna per la mia salvezza,

il tuo amore supportò la mia maledizione,

la tua misericordia portò le ferite al posto mio.

Fa’ che io cammini umilmente nei più profondi abissi di umiliazione,

bagnato del tuo sangue,

con una coscienza tenera,

trionfante con gloria come erede della salvezza.

*Una traduzione di una preghiera puritana, “The Precious Blood,” che si trova nella raccolta di preghiere puritane, The Valley of Vision.

Come prendere una decisione saggia

bivio.jpg

PRINCIPI GENERALI

  • Temi il SIGNORE. Il timore del SIGNORE è il principio della saggezza (Prov. 1:7; 9:10). Puoi temere il SIGNORE soltanto nella misura in cui lo conosci per mezzo della sua autorivelazione, la Parola di Dio (Deuteronomio 4:10, 17:18-19; Salmo 19:9; 119:38).
  • Prega per saggezza (Giacomo 1:5).
  • Sta’ attento al tuo cuore (Proverbi 4:23; 28:26), non dare per scontato che i tuoi pensieri o i tuoi sentimenti siano attendibili (Proverbi 3:5-7), e non dimenticare la presenza del peccato (Giacomo 1:14) e la possibilità dell’inganno (Galati 6:7; Giacomo 1:16). 
  • Cerca consiglio da coloro che possiedono la saggezza biblica (Proverbi 13:20; Filippesi 3:17).

IL PROCESSO DECISIONALE “BIANCO O NERO”

  • Determina se la Bibbia ne parli specificamente (Salmo 1:2).
  • Non trascurare di applicare i principi di fondo (Matteo 22:37; 1 Corinzi 10:31). Solo perché la Bibbia non proibisce qualcosa esplicitamente, non significa che vada bene. 
  • Riconosci che esistono questioni di coscienza nelle quali abbiamo la libertà di scegliere ciò che ci sembra giusto (Romani 14).
  • Sottomettiti alla Parola di Dio con tutto il cuore (Isaia 66:2).

IL PROCESSO DECISIONALE “ZONA GRIGIA”

La seguente lista di domande mira ad aiutarti a prendere decisioni che piacciono a Cristo nelle aree grigie (2 Corinzi 5:9). Decisioni nella zona grigia sono di per sé amorali cioè scelte nelle quali tutte le opzioni non comportano peccato.

  • Promuove il tuo bene spirituale (Filippesi 1:9-10; 1 Corinzi 10:23)?
  • Possiedi tutte le informazioni necessarie per prendere una saggia decisione (Proverbi 18:13, 17; 20:25)?
  • È una decisione a lungo termine (Proverbi 5:4; 16:25; 23:32; 29:21; Galati 6:7)?
  • Ti esporrà alla tentazione (Matteo 6:13), ti aggiungerà un peso inutile (Ebrei 12:1-2), ti potrà domare (1 Corinzi 6:12), ti renderai ricolmo di qualcosa a parte lo Spirito (Efesini 5:18)?
  • Se non vuoi fare qualcosa, perché? Sei motivato da paura peccaminosa, orgoglio sotto forma di autoprotezione, o aspettative non bibliche (Matteo 6:25-34; 3 Giovanni 9; 2 Timoteo 3:12)? 
  • Come influenzerà gli altri (Matteo 23:39; 1 Corinzi 8:8-9)?
  • Come avanzerà o ostacolerà l’evangelizzazione (Matteo 28:18-20; 1 Corinzi 10:32-33)?
  • È una decisione che si conviene a ciò che credi riguardo al Vangelo (1 Corinzi 6:19-20; Filippesi 1:27, 29; Efesini 4:1)?
  • Puoi ringraziare Dio alla luce di questa decisione (Romani 14:6; 1 Corinzi 10:30-31; Colossesi 3:17; 1 Tessalonicesi 5:18)?

Versione PDF